NON DIMENTICHIAMO I BUONI PASTO

I buoni pasto rimangono ad oggi una forma di retribuzione in natura ancora con interessanti vantaggi fiscali.
Essi possono essere utilizzati non solo da tutti i lavoratori dipendenti, ma anche da tutti quelli che percepiscono redditi di lavoro assimilato a quello dipendente, come ad esempio i compensi corrisposti ai collaboratori coordinati e continuativi, gli amministratori di società, i giudici tributari. E' una delle indicazioni in tema di welfare aziendale fornita dall’Agenzia  delle Entrate. 
In ambito fiscale la normativa tributaria  in materia di buoni pasto è disciplinata dall’art. 51, comma 2, lett. c)  che prevede la loro non concorrenza al reddito di lavoro dipendente nel limite di  euro  5,29 giornaliero elevato a 7 per i ticket elettronici, stabiliti dalla stessa norma. Tale agevolazione è applicabile anche ai collaboratori coordinati e continuativi che ricadano nel campo di applicazione della lettera c-bis) dell’articolo 50 del TUIR, nonché ai titolari di altri redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente contemplati dalla stessa norma, in virtù del rinvio all’art. 51,  operato dall’art. 52 del medesimo TUIR.
L’esclusione  dei buoni pasto dal reddito, nei limiti evidenziati, opera pertanto nei soli  casi di redditi derivanti da attività lavorativa che ricadono nel campo di applicazione di cui all’articolo 49 (redditi di lavoro dipendente ) e 50 (redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente) del TUIR.